Consulenza legale: Mobbing

Saper mantenere un buon clima sul posto di lavoro è una sfida non solo per l’imprenditore, ma anche e soprattutto per i dipendenti che trascorrono dietro alla scrivania gran parte della propria giornata.
 
Nelle grandi come nelle piccole aziende, un aspetto da non sottovalutare è proprio quello della violenza psicologica esercitata da colleghi e/o superiori verso un altro dipendente. Tale comportamento aggressivo, se prolungato nel tempo e se lesivo della dignità personale e professionale del dipendente, prende il nome di Mobbing.
 
Spesso la pratica di Mobbing viene addirittura esercitata direttamente dal datore di lavoro al fine di indurre la vittima, tramite la violenza psicologica o fisica, ad abbandonare il proprio posto di lavoro, anziché ricorrere al licenziamento.
 
Il mobbing sul lavoro è un problema che può essere difficilmente delineabile e definibile, ma, per fortuna, esistono alcuni rimedi per il lavoratore per difendersi da quei continui e ripetuti comportamenti persecutori.

Come difendersi dal mobbing​

​​ Si può parlare di mobbing quando i comportamenti aggressivi durano più di 6 mesi e quando questi sono finalizzati all’esclusione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico/fisiche.
 
Esistono diverse tipologie di mobbing, le principali delle quali sono:
 
  • Mobbing gerarchico: in questa categoria, il “mobber”, colui che pratica azioni di mobbing, è un capo o un dirigente, una persona, quindi, che riveste un ruolo superiore rispetto alla vittima. Gli atteggiamenti tipici del mobbing gerarchico sono da ricondurre all’abuso di potere, ossia ad un uso eccessivo ed illecito del potere stesso.
 
  • Mobbing orizzontale: è quello praticato dai colleghi verso un lavoratore denigrato ed escluso dall’organizzazione lavorativa per motivi caratteriali, religiosi, sessuali etc.
 
  • Mobbing dal basso o down-up: in questo caso, il mobber si trova in una posizione inferiore rispetto a quella della vittima. L’autorità di un capo viene messa in discussione dai suoi dipendenti, generando una sorta di ammutinamento professionale generalizzato.
 
Di fronte ad una violenza psico/fisica perpetrata nel tempo, la vittima può e deve difendersi dalle pratiche del mobbing rivolgendosi ad un legale specializzato anche se, al momento, in Italia non esiste una vera e propria legge anti-mobbing, ma vi sono comunque delle norme nel nostro ordinamento a cui fare riferimento.
 
Analizzando alcuni articoli della Costituzione Italiana, si può notare che l’articolo 32 riconosce e tutela la salute come un diritto fondamentale dell’uomo, mentre l’articolo 35 tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni. Ma il più importante è, senza dubbio, l’articolo 41, che vieta lo svolgimento di attività economiche private che possono arrecare danno alla sicurezza, libertà e alla dignità dell’uomo.
 
Inoltre, nel Codice Civile sono presenti due norme che possono tutelare le vittime di comportamenti mobbizzanti:
 
- Articolo 2043 c.c., Risarcimento per fatto illecito: prevede che qualunque fatto doloso o colposo, che rechi ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.
 
- Articolo 2087 c.c.: stabilisce come il datore di lavoro abbia l’obbligo di adottare tutte le misure atte a tutelare l’integrità fisica e morale dei lavoratori.
 
Il mobbing, qualora sfociasse in comportamenti eccessivamente violenti, può anche essere condannato come reato penale: in questo caso, la vittima, per difendersi, potrà appellarsi al Codice penale, e in particolare all’articolo 590 c.p. relativo alle lesioni personali colpose.
Mobbing sul lavoro
​​Con particolare riferimento al mobbing sul lavoro, in mancanza di una specifica normativa che delineei in maniera precisa le condotte illecite che debbano essere considerate come mobbing, ad oggi, non e’ possibile stabilire un criterio univoco per determanare tali condotte.
 
Tuttavia, a colmare tale lacuna, e’ intervenuta la giurisprudenza, la quale ha stabilito che rientrano nella categoria di mobbing tutte le forme di angherie e prepotenze perpetrate da uno o più colleghi e/o dal superiore gerarchico verso un individuo più debole, a partire dalle umiliazioni pubbliche, alla diffusione di notizie non veritiere e alla violenza verbale. Sono esempi di mobbing l’esclusione del lavoratore da iniziative formative, la mancata assegnazione dei compiti lavorativi o la mancata e deliberata mancanza di comunicazione di  informazioni utili relative ad una determinata mansione da svolgere. 
 
Un caso particolare di mobbing sul lavoro è quello del Bossing che si verifica quando i comportamenti violenti e dannosi vengono esercitati verso un lavoratore non solo da parte di un superiore, ma anche da tutti gli altri dipendenti, che preferiscono assecondare il capo invece di prendere le difese della vittima.
 
Nel caso in cui, a causa del mobbing sul lavoro, la vittima maturi delle vere e proprie patologie psico-fisiche, è possibile richiedere un risarcimento dei danni. I danni di cui si può domandare il risarcimento sono sia di natura patrimoniale (relativo alla somma di denaro spesa per le cure a cui la vittima si è sottoposto), sia di natura non patrimoniale (ossia i danni consistenti nella lesione della salute o di altri interessi considerati dalla Costituzione, come la libertà di pensiero).
 
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Studio legale mobbing a Milano

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