Consulenza legale: Responsabilità civile

Nel nostro ordinamento giuridico sono due le aree principali di responsabilità soggette ad analisi dottrinali e giurisprudenziali: la responsabilità civile e la responsabilità penale.
 
In generale possiamo dire che la responsabilità civile – che deriva sempre dalla violazione di una norma che regola i rapporti tra soggetti privati – comporta l’obbligo di risarcire i danni causati a un’altra persona. La responsabilità penale è, invece, diretta conseguenza della violazione di una norma penale e, quindi, della commissione di un reato. 
 
Per quanto concerne la responsabilità civile, essa si divide in tre macro categorie:

  • responsabilità extracontrattuale (art. 2043 codice civile);

  • responsabilità contrattuale (art. 1218 codice civile);​

  • responsabilità precontrattuale (art. 1337 codice civile).

RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE

La responsabilità extracontrattuale, anche detta "aquiliana", è quella che consegue allorché un soggetto viola non già un dovere specifico, derivante da un preesistente rapporto obbligatorio (nel qual caso si configurerebbe responsabilità contrattuale), bensì un dovere generico che, solitamente, è indicato dalla dottrina con il brocardo latino "neminem laedere".
 
La norma fondamentale cui bisogna fare riferimento è l'art. 2043 del codice civile, in base al quale "qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno".
 
Data la genericità della disposizione citata, quest’ultima è considerata dalla dottrina una sorta di clausola generale dell'ordinamento, realizzata attraverso la c.d. atipicità dell'illecito civile. Sarà l'autorità giudiziaria, infatti, a decidere se, tenuto conto del divenire della società, con le sue mutevoli scale di valori ed esigenze, un dato comportamento può ritenersi lesivo o meno della regola base di convivenza pacifica appena vista, verificando, altresì, la sussistenza di tutti gli elementi strutturali individuati dall'art. 2043 codice civile.
 
Elementi strutturali necessari per far sorgere la responsabilità extracontrattuale sono: il fatto illecito, il danno ingiusto, il nesso di causalità tra il fatto e il danno, la colpa dell'agente e l'imputabilità del fatto lesivo.
RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE
A differenza della responsabilità aquiliana che presuppone solamente la violazione del generale dovere del neminem laedere, la responsabilità contrattuale consiste nella violazione di uno specifico dovere, proveniente da un preesistente vincolo obbligatorio rimasto inadempiuto. L'elemento differenziale tipico tra le due responsabilità è pertanto la fonte contrattuale dell'obbligo.
 
Secondo i principi generali la responsabilità contrattuale è disciplinata dall'art. 1218 codice civile, il quale dispone testualmente che "il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l'inadempimento o il suo ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile".
 
Da tale norma si evince con chiarezza un’altra peculiarità della responsabilità contrattuale rispetto a quella extracontrattuale, che si riflette sul principio dell’onere della prova. Infatti contrariamente alla responsabilità aquiliana ex art. 2043 codice civile, in cui è il soggetto danneggiato a dover provare tutti gli elementi costitutivi del fatto illecito (incluso anche il dolo o la colpa dell’autore del danno ingiusto), nella responsabilità di tipo contrattuale si assiste a una vera inversione dell’onere probatorio.

Dunque, nella responsabilità contrattuale, in cui il danno viene determinato da parte del debitore, trova ampia applicazione il principio della presunzione della colpa. Spetterà pertanto al creditore l’onere di provare l’inadempimento del debitore e l’entità del danno. Di contro, spetterà al debitore, al fine di sottrarsi alle ipotesi di risarcimento, dimostrare l’impossibilità sopravvenuta della prestazione per cause a lui non imputabili.
RESPONSABILITA’ PRECONTRATTUALE
La fase preliminare alla stipulazione di un contratto è dominata dalle trattative e dallo scambio di proposte tra le parti, tese al raggiungimento o meno di un accordo ovvero addirittura alla revocazione della proposta o dell'accettazione prima della conclusione dello stesso, senza che a loro carico possano nascere specifiche responsabilità.
 
Tuttavia, il legislatore al fine di garantire una tutela incisiva e puntuale anche nella fase delle trattative ha previsto le specifiche disposizioni di cui agli artt. 1337 e 1338 codice civile, che stabiliscono determinati obblighi a carico delle parti nel processo di formazione del contratto, sanzionando gli eventuali comportamenti dolosi o colposi posti in essere in violazione degli stessi. Tale tipo di responsabilità, relativa alla lesione dell'altrui libertà negoziale, è denominata responsabilità precontrattuale.
 
Secondo il disposto di cui all'art. 1337 codice civile, "le parti nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede".

Tra le figure sintomatiche che possono rientrare nell'ipotesi di cui all'art. 1337 codice civile, la giurisprudenza ha individuato: la violazione degli obblighi di chiarezza, di custodia e segreto, di avviso e di informazione incombenti sulle parti e la rottura ingiustificata delle trattative che si verifica quando una delle parti, senza un valido motivo, recede dalle trattative condotte fino al punto da indurre l'altro contraente a confidare nella conclusione del contratto.

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