SEPARAZIONE E DIVORZIO
L’Italia è tristemente nota per essere uno dei paesi in cui la percentuale di unioni di lunga durata - superiori ai 17 anni - si è ridotta di circa il 25% negli ultimi anni: basti pensare che solo nell’ultimo anno le separazioni legali sono state più di 91.000. A fronte di questi numeri impressionanti, non sempre le persone sono adeguatamente informate e spesso rimangono prive di un’adeguata tutela.
 
Prima di tutto è opportuno sottolineare che la separazione non pone fine al matrimonio, ma ne sospende gli effetti in attesa di un procedimento di divorzio o di una eventuale riconciliazione. La separazione può essere di due tipi: legale - che a sua volte si divide in separazione legale consensuale o giudiziale - e separazione di fatto.

La separazione legale
 
La separazione legale viene stabilita tramite un provvedimento del Tribunale che autorizza i coniugi a vivere separati e regolamenta sia le questioni patrimoniali e personali, sia l’eventuale gestione e mantenimento dei figli.

In particolare si parla di separazione legale consensuale quando tra i coniugi si crea un accordo in relazione alle condizioni (personali e patrimoniali) della separazione stessa. In questo caso, il Tribunale si limiterà a confermare tale accordo attraverso un decreto, assicurandosi quindi che vengano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole.

La separazione legale giudiziale, invece, si ha quando tra i coniugi non vi è alcun accordo nella determinazione delle condizioni (personali e patrimoniali) della separazione stessa ed in questo caso è il Tribunale stesso a decretare, tramite sentenza, la separazione, imponendosi nel regolare le condizioni che tale sentenza comporta.

La separazione di fatto
 
Di diversa natura è infine la separazione di fatto, che si basa su una decisione presa da entrambi i coniugi di terminare la convivenza matrimoniale, spesso tramite il trasferimento di uno dei due in un’altra abitazione, senza che sia necessario alcun provvedimento del Tribunale.

E' da precisare, tuttavia, che il comportamento di chi abbandona la casa coniugale può provocare delle conseguenze rilevanti sul piano giuridico. Pur non essendo vietata dall'ordinamento, una simile condotta potrebbe essere posta a fondamento dell'addebito della successiva eventuale separazione laddove si riscontri che il coniuge che l'ha posta in essere ha con ciò palesemente violato gli obblighi di assistenza morale e materiale e/o di fedeltà.
 
Cosa cambia dopo la separazione

A differenza del divorzio, le conseguenze della separazione legale o di fatto hanno ripercussioni ben diverse all’interno di un matrimonio, in particolare:

  • Viene meno l’obbligo di fedeltà;
  • Decade il dovere di coabitazione;
  • Viene meno la collaborazione, cioè l’obbligo che ha ciascun coniuge di contribuire alle necessità della famiglia;
  • Se il matrimonio si basa sulla comunione dei beni, tale accordo verrà sciolto;
  • Viene meno il dovere di assistenza morale reciproca, cioè l’impegno dei coniugi a rispettarsi e a sostenersi reciprocamente nella vita quotidiana.

Il divorzio

Una volta chiarito il concetto di separazione è fondamentale sottolineare come sia invece il divorzio a causare lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (se il matrimonio è stato celebrato con rito religioso): tramite il divorzio, gli effetti del matrimonio vengono interrotti definitivamente sia sul piano patrimoniale (con l’unica eccezione di dare assistenza materiale all’ex coniuge economicamente più debole) sia su quello personale (relativo, ad esempio, all’uso del cognome del marito). Solo a seguito del divorzio, il coniuge può risposarsi.
 
Cosa cambia dopo il divorzio

Il divorzio, analogamente a quanto accade per la separazione legale, comporta delle conseguenze concrete sul rapporto tra i due coniugi già precedentemente separati, ovvero:

  • Cessazione definitiva di tutti gli effetti del matrimonio, sia di natura patrimoniale sia di natura personale;
  • Cessazione della comunione morale e spirituale tra marito e moglie (chiamata affectio coniugalis);
  • Recupero dello stato libero per entrambi i coniugi;
  • E’ previsto un assegno divorzile, disposto dal Giudice, che il coniuge sarà tenuto a corrispondere all’altro coniuge economicamente più debole fino a quando quest’ultimo non si risposa;​​
  • Si decide la destinazione della casa coniugale e degli altri beni di proprietà.
 
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